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Digital diary

Le piattaforme digitali al servizio di una nuova mobilità condivisa

Cosa caratterizza i servizi di mobilità condivisa? La chiave è nella piattaforma digitale che facilita gli scambi di beni e servizi tra persone e aziende. Così si riducono gli sprechi e si creano relazioni tra persone, e l’ambiente ne trae beneficio. Nei trasporti, così come in tutti i settori dove le relazioni sono alla base dello scambio economico, torna al centro la fiducia, e la reputazione è la nuova moneta corrente. Ed è così che abbiamo trascorso una giornata per parlare di Sharing Economy a Firenze.


Estratto dalla presentazione tenuta presso Florence Impact Hub per l’evento “Sharing Economy in pillole” organizzato da ToscanaIN.

 

Invitato per parlare di mobilità, ho iniziato definendo la mia idea di piattaforme di economia condivisa, e passando in rassegna l’ecosistema delle startup e delle aziende che si sono affermate in Italia in questo segmento.

Chiave di questa tipologia di servizio è la presenza di una piattaforma digitale che facilità lo scambio. Penso agli inizi di Uber, quando vidi per la prima questa app non esisteva nulla del genere in quanto a facilità d’uso, in un ecommerce dalla gestione agevole e con funzionalità di geolocalizzazione perfettamente integrate… o penso alla rivoluzionaria esperienza del car sharing, dove per accedere ad un’automobile a noleggio, non è necessaria alcuna chiave, ma basta il proprio smartphone a scannerizzare un QR code.

L’altra componente essenziale dell’economia condivisa è lo scambio sociale che avviene generalmente tra 2 persone, ma il confine della definizione è labile. Se infatti il noleggio auto può non essere classicamente definito sharing economy in quanto non sono presenti 2 persone, ma la mediazione è tra 1 persona ed un’azienda che eroga un bene in prestito, dobbiamo pensare alle relazioni che si creano tra le community degli utenti di un determinato servizio. Pensiamo al Mobike, il rivoluzionario sistema di condivisione di biciclette nato a Shanghai e poi diffuso in tutto il mondo. Pochi giorni prima di questo dibattito, ho notato un gruppo di ragazzi che giravano in bicicletta nelle vicinanze del centro storico di Firenze. In testa l’unica ragazza con la propria bici, tutti gli altri erano in sella ad una “Mobike”. Solo 10 anni fa, si sarebbero mossi tutti a piedi, e la ragazza si sarebbe probabilmente trascinata dietro la bici, per adattarsi al passo degli altri. In questo senso questo servizio crea nuove forme di socialità tra i suoi utilizzatori, senza che tra essi avvenga uno scambio economico. E pensare che oggi nelle nostre città ci si possa muovere senza un’auto di proprietà, integrando il sistema pubblico dei trasporti con queste nuove forme di trasporto, è qualcosa di fantastico.

Tornando al car sharing, oggi in Italia sono ben 29 le città servite dal servizio, ed è proprio Firenze è la città che ha a disposizione il maggior numero di auto in condivisione in rapporto al totale del parco auto cittadino. Sebbene gli effettivi utilizzatori del car sharing siano ancora una percentuale limitata di cittadini, il car sharing si sta diffondendo in Italia con una crescita esponenziale, per arrivare a oltre 6 milioni di noleggi nel 2015 (dati dell’Osservatorio sulla Sharing Mobility).

Il focus finale del mio intervento è stato sul carpooling, il servizio che più si avvicina alla definizione classica di sharing economy, in quanto qui abbiamo effettivamente uno scambio tra privati che condividono lo stesso viaggio in auto. Una forma moderna di autostop, mediata dalla piattaforma digitale. Il leader europeo in questo settore è la francese BlaBlaCar, che in 5 anni in Italia ha portato oltre 2,5 milioni di passeggeri. Ringrazio Silvia dell’ufficio stampa di BlaBlaCar Italia per aver condiviso con me diversi dati interessanti che sono andato poi a riportare nella mia chiacchierata con gli amici di ToscanaIN e che potete vedere all’interno della presentazione. Ho preferito però scherzare un pò parlando piuttosto della mia esperienza personale, con oltre 110 passaggi offerti in giro per l’Italia. In un divertissement ho infatti elencato i 4 passeggeri tipo che incontrato lungo il mio percorso: gli studenti che si spostano dalla città di nascita alla città dove ha sede la propria università, i turisti – i miei preferiti in quanto con loro posso parlare delle bellezze dell’Italia, dare consigli di viaggio e allo stesso tempo fare un piacevole scambio culturale, il viaggiatore d’affari e infine il pendolare d’amore, per coloro che si spostano per raggiungere l’amato/a in una relazione a distanza. Naturalmente questi 4 passeggeri tipo spesso ricadono in più di una categoria, come lo studente erasmus che viaggia in giro per l’Italia o quello che si sposta per lavoro ma che torna dal proprio amato…

Nella vivace serata dedicata alla Sharing Economy, coordinata dalla dinamicissima Laura DeBenedetto di Impact Hub Firenze, abbiamo affrontato i temi caldi della sharing economy in tutti i settori, dall’hospitality per arrivare agli aspetti legali. L’incontro è stato l’occasione per analizzare da vicino, ascoltando le voci dei fondatori – l’evoluzione di due startup interessanti, come SweetGuest, che offre servizi complementari ad AirBnb, e SoLunch di Luisa Galbiati, piattaforma di Social Eating per trascorrere la pausa pranzo in condivisione a casa di un membro della community. Per poi concludere con un immancabile aperitivo e scambiarsi nuove idee e costruire connessioni al BUH! Circolo culturale urbano, ospitato nelle stesse mura di Impact Hub.

Angelo Centini ad Impact Hub Florence Un momento del mio intervento. Foto di Fabio Casati

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